Il fenomeno dei matrimoni cinesi

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Cronaca di Giovanni Storai

Non sembrava fosse un matrimonio, eppure lo era. Limousine, papillon, sigarette, foto e video, clacson a tutto spiano e una grande confusione, tutto un po’ kitsch, lascatemelo dire.
I preparativi per il fatidico giorno erano iniziati nei giorni precedenti. Verso le 4 di notte, il quartetto composto dalla sposa, lo sposo, il testimone e la damigella, erano già in piedi dalla parrucchiera a prepararsi.
Mi avevano riferito che le riprese video di rito si sarebbero tenute in un albergo a 4 stelle di Bologna, prenotato per l’occasione, dove ero arrivato direttamente da Prato per poter cominciare alle 6 del mattino, assieme al fotografo.
Dieci minuti per ornare la stanza con palloncini e petali rossi sul letto e le riprese e gli scatti della macchina fotografica erano iniziati. La sposa, molto giovane, su nostra indicazione, faceva da modella ai doppi obiettivi con il suo vestito pomposissimo e la pettinatura vaporosa.
Intanto nella hall dell’hotel arrivavano i parenti degli sposi pronti a contribuire alle riprese.
La coppietta, molto giovane, ancora non del tutto sveglia come me del resto, approdava nella hall dell’albergo per permetterci di immortalare le ultime scene al chiuso. La tappa successiva sarebbe stato un mega parco della zona. L’auto affittata per l’occasione era una Limousine, guidata da un altro ragazzo italiano.
L’ultima tappa, prima di andare al ristorante dove si sarebbe tenuto il banchetto era il laghetto: lì le mie riprese erano riservate solo agli sposi ovviamente. Anche perché gli altri parenti non ne potevano più: preferivano andarsi a rifocillare.
Il ristorante, teatro dei riti che si sarebbero consumati di lì a poco, era situato in una zona periferica di Bologna e – neanche a dirlo – gestito da personale cinese. Ovviamente la sala era addobbata esclusivamente di rosso, fiori colorati ovunque, di plastica.
A seguire, un connubio di tradizione e superstizione, a partire dallo scambio di promesse di rito fino ad arrivare ai brindisi, temuti dagli sposi, che non potevano sottrarsi al gioco con tutti i parenti.
Solo dopo appresi che gli sposi, nel giorno di festa, dovevano andare uno ad uno a fare cin cin con tutti gli invitati.
Continuavo a riprendere esilarato dal fatto che per me era tutto sorprendentemente nuovo, dagli scherzi inusuali degli amici degli sposi, come il rossetto rosso sulle labbra dello sposo, alle pietanze succulenti che si susseguivano sui tavoli: pinne di squalo, aragoste, ostriche, i non amanti del pesce avrebbero digiunato!
Furono preparati altri giochi, ma il tempo tiranno non permise il loro svolgimento, bisognava rientrare a Prato… la festa era finita.
Alla fine della giornata tutti erano esausti, compresi gli sposi ma molto contenti, per me era stata un’esperienza unica!

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